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05
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03
-2009
Riunione con il Governo sull'economia sociale di mercato: le valutazioni di Confedir-MIT
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Confedir-Mit valuta con estrema serietà la necessità del Governo di reperire risorse per l’estensione generalizzata degli ammortizzatori sociali ai lavoratori precari. Tuttavia questa organizzazione intende respingere nettamente alcune delle ipotesi avanzate negli ultimi giorni sui giornali per affrontare la crisi e in particolare la recente proposta suggerita dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani: tassare di più i redditi superiori ai 150.000 euro annui, alzando temporaneamente l’aliquota Irpef dall’attuale 43% addirittura al 48%. La proposta è stata subito ripresa dai responsabili sindacali della Cgil e fatta propria da Rifondazione. Va solo ricordato che l’ultimo Governo di sinistra, il Governo Prodi, aveva azzerato la perequazione 2008 alle pensioni superiori a 2.300 euro nette. Questo è un ritornello che abbiamo sentito più volte in questi anni. A chi la Cgil e una parte della sinistra chiedono di pagare più tasse? Non agli evasori fiscali, agli elusori fiscali, a quelle categorie che evadono da sempre massicciamente non a quell’economia sommersa e irregolare che recenti valutazioni stimano nel 16,1% del Pil del Paese, pari a circa 230-250 miliardi. Chiedono di pagare più tasse a chi già le paga e le ha sempre pagate correttamente, tra questi noi dirigenti pubblici e privati, cioè lavoro dipendente qualificato. Magari non lo avremo fatto con entusiasmo, ma certamente abbiamo dovuto farlo, essendo lavoratori dipendenti con redditi soggetti a tassazione alla fonte. In Italia i 114.000 contribuenti che dichiarano redditi lordi annui superiori a 150.000 euro sono in gran parte dirigenti pubblici e privati e in parte assai minore professionisti e imprenditori. Tra chi dichiara un reddito superiore a 100.000 euro, il 75% sono dirigenti e solo il 6% imprenditori. Ma davvero c’è qualcuno che pensa che questa sia una fotografia rappresentativa della ricchezza nel nostro Paese e che pressoché solo il lavoro dipendente qualificato arrivi a questi livelli di reddito? Nel 2008 la Guardia di Finanza ha individuato redditi per 27,5 miliardi di euro di base imponibile non dichiarata, il record di sempre di 4,3 miliardi di Iva evasa, violazioni all’Irap per 19,4 miliardi. Il ministero dell’Economia definisce l’evasione fiscale nel nostro Paese un “fenomeno di massa” che ammonta a 200 miliardi. Che dire? Siamo forse di fronte alla trita demagogia che addita al pubblico ludibrio le retribuzioni dei 100 top manager italiani (in realtà in gran parte si tratta di imprenditori, banchieri, assicuratori e super manager pubblici) come se tutti i 300.000 dirigenti pubblici e privati del Paese avessero tali livelli retributivi? Qualcuno vuole porre dei tetti alle retribuzioni dei top manager come sta facendo l’amministrazione Obama negli Stati Uniti? Ci siamo già espressi favorevolmente in precedenza, a condizione però che il provvedimento sia adeguato e adattato alle peculiarità della situazione nazionale. La Lega formulerà oggi la sua proposta in Commissione Lavoro al Senato come emendamento al disegno di legge sui lavori usuranti ma il contesto nel quale inserire questa esperienza americana è del tutto diverso! Infatti, in USA le tasse le pagano tutti e le aliquote per i redditi più elevati sono ben lontane dalle nostre, 36% la loro aliquota massima, contro il 43% della nostra. In Italia c’è un’elevatissima evasione fiscale, ma in Italia chi non paga le tasse è per la società un furbo e non subisce sanzioni adeguate. In Usa non pagare le tasse è un comportamento socialmente riprovevole e sanzionato con multe salatissime e, in alcuni casi, anche con il carcere. In America il 2% dei contribuenti dichiara più 250.000 dollari di reddito a livello di nucleo familiare. In Italia solo lo 0,7% dei contribuenti Irpef (306mila) dichiara più 100.000 euro, lo 0,3% (114mila contribuenti) più di 150.000 euro e lo 0,1% (57mila contribuenti) più di 200.000 euro. Tra chi guadagna più di 100mila euro i lavoratori dipendenti sono il 75% e sono quasi tutti manager pubblici o privati, in attività o in pensione. L’aliquota massima in USA è attualmente al 36% e Obama, di fatto non prorogherà l’abbattimento effettuato da Bush, portandola a 39,6%. Ancora ben lontana dalla nostra del 43% e soprattutto da quel 48% che vorrebbe la CGIL. Tra l’altro Obama, oltre a eliminare sgravi per benestanti e grandi aziende, prevede tagli delle tasse per tutto il ceto medio e medio basso. Quel 95% di famiglie che guadagnano meno di 250mila dollari all’anno (200mila se single) e quel ceto medio indicato da Obama come fulcro della ripresa. Anche l’Ocse nel recente rapporto “Obiettivo crescita” sottolinea che tassazione sul reddito da lavoro resta alta e va quindi ridotta, finanziandola con tagli alla spesa pubblica e con il rafforzamento della lotta all’evasione. Nelle statistiche dell'Ocse l’Italia, è al sesto posto tra i Paesi industrializzati per il peso del ‘cuneo fiscale’, cioè la differenza tra salario lordo e netto. Forse su questo varrebbe la pena che si concentrassero gli sforzi di tutti, dell’opposizione e del Governo! Vogliamo sottolineare che mentre negli Stati Uniti i redditi elevati sono stati enormemente favoriti negli ultimi anni dalla politica fiscale federale, al contrario in Italia le classi di reddito medio-alte sono state quelle maggiormente colpite dalla riforma fiscale operata con legge finanziaria per il 2007, che ha penalizzato tali redditi in maniera pesante, con una perdita media annua di retribuzione netta di più di 1.500 euro. Su un principio non possiamo derogare: a elevata professionalità deve sempre corrispondere elevata retribuzione. Come pure ci aspettiamo dal Governo- da qualsiasi Governo- ma anche da chi oggi è all’opposizione, come il PD, e domani potrebbe essere al Governo, non provvedimenti demagogici e inconcludenti per fronteggiare la crisi, ma, in primo luogo, lotta seria all’evasione fiscale, interventi di risparmio sulla spesa pubblica e progressivo alleggerimento della pressione fiscale per quanti contribuiscono onestamente alle casse dello Stato. In fine abbiamo anche appreso dalla stampa che il Governo avrebbe intenzione di emanare un Decreto Legge nel quale riproporre il reinserimento integrale di quanto previsto dalla Legge 133/08 (Legge Brunetta) inerente i 40 anni di servizio e relativa possibilità di collocamento a riposo, con la solita esclusione dei Magistrati, dei Professori universitari e pare anche dei “Primari Ospedalieri”, smentendo clamorosamente quanto già deliberato dal Parlamento. A prescindere dal fatto che non esistono motivi di urgenza e di eccezionalità per l’emanazione di un Decreto di questo tipo, Confedir Mit è intenzionata, qualora tale inopinata iniziativa fosse attuata, ad impugnarla in ogni sede giurisdizionale proclamando nel contempo adeguate azioni sindacali. Tra l’altro la riforma Brunetta sottrae delle somme già stanziate dalla Finanziaria 2006 per la Vicedirigenza per la quale deve esistere un’area contrattuale a sé stante. Non è necessario evidenziare che, con la scusa di realizzare un incremento di efficacia ed efficienza della Pubblica Amministrazione, le iniziative assunte dal Governo e quelle che si stanno predisponendo in Parlamento rappresentano un concreto attacco all’intero pubblico impiego.
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